di Francesca Lovatelli Caetani

Trasformare il proprio balcone – piccolo o grande che sia – in un orto. Seminare pomodori e prezzemolo invece dei classici gerani. Veder sbocciare rose, ma anche limoni, sul proprio terrazzo. Una moda che ha conquistato tutte le capitali del mondo e che anche nelle nostre città ha preso piede da tempo. Quello di Michelle è passato dall’amministrazione Obama a quella di Trump con Melania che ha subito detto di voler continuare a occuparsi del fazzoletto di terra generoso che era stato concepito di Michelle nel 2009 per combattere l’obesità e diffondere una corretta cultura alimentare tra gli americani.

In Italia la moda ha conquistato le signore bene, i giovani studenti squattrinati ma pieni di sogni e anche le fasce più deboli a cui i Comuni – tra cui quello di Milano con il bando ColtivaMi –  danno in concessione parti di terreno non usato per farne orti. In molte città sono nati movimenti per recuperare le superfici abbandonate e trasformarle i orti urbani: tutti spinti dalla stessa esigenza, cioè controllare quello che si mangia. Ma basta camminare con il naso all’insù per accorgersi che molti tetti sono diventati orti. In Europa tra i progetti più noti c’è Østergro a Copenaghen con 600 metri quadrati e cento volontari. A Parigi l’amministrazione ha messo a punto un piano  o “Paris au vert – 2014- 2020”, per un milione di mq di tetti e pareti verdi, di cui 1/3 dedicato alla produzione di cibo, inserendo l’agricoltura urbana nelle scuole con alveari, frutteti e orti. E ogni nuovo edificio pubblico avrà un tetto verde.  L’orto sul tetto è qualcosa di più di uno spazio verde, perché garantisce prodotti a chilometro zero, rende il palazzo più gradevole esteticamente e aiuta anche le relazioni tra condomini. Ma non basta, perché è stato stimato che un orto sul tetto faccia risparmiare sino al 30% di energia, infatti questa soluzione è stata inserita tra le riqualificazioni energetiche e quindi puo’ beneficiare di sgravi fiscali.  Inoltre migliora l’isolamento acustico perché protegge dai rumori e rende migliore l’aria. Oggi in Italia si stima ci siano circa 18 milioni di orti urbani e sono – è il caso di dire – fiorite molte aziende che si occupano di diffondere il modello di agricoltura urbana.

Gli orti presenti sulle ampie terrazze di alcune aziende sono oggi luoghi di aggregazione per i dipendenti, incontro per le attività dell’azienda, accoglienza, integrazione per i lavoratori stranieri, educazione alla corretta alimentazione, coinvolgendo attivamente tutti i  dipendenti al fine di sviluppare una coesione sociale attivamente partecipativa orientata allo sviluppo costante di strategie di team building e al successo del lavoro di gruppo. Il progetto Città d’Orti, nato dalla collaborazione tra Lifegate, Slow Food Italia,  ha coinvolto numerose aziende formando praticamente i dipendenti che,  con le mani nella terra, hanno imparato come creare un orto, conoscere il ciclo delle stagioni e condividere questa esperienza. Gli orti presenti sulle ampie terrazze di alcune aziende sono oggi luoghi di aggregazione per i dipendenti, incontro per le attività dell’azienda, accoglienza, integrazione per i lavoratori stranieri, educazione alla corretta alimentazione, coinvolgendo attivamente tutti i  dipendenti al fine di sviluppare una coesione sociale attivamente partecipativa orientata allo sviluppo costante di strategie di team building e al successo del lavoro di gruppo. Il progetto Città d’Orti, nato dalla collaborazione tra Lifegate, Slow Food Italia,  ha coinvolto numerose aziende formando praticamente i dipendenti che,  con le mani nella terra, hanno imparato come creare un orto, conoscere il ciclo delle stagioni e condividere questa esperienza. 

Ovviamente trasformare il tetto di un palazzo in un orto non è come farlo sul balcone di casa.

Serve un’impermeabilizzazione per evitare le infiltrazioni. La superficie deve avere le idonee pendenze per l’evacuazione dell’acqua. Infine vanno creati gli appositi sistemi di scolo. L’impermeabilizzazione è quell’attività che può creare davvero molti problemi, in quanto se il suo funzionamento è compromesso, si danno origine a copiose infiltrazioni“prima di procedere bisogna studiare qual’è il miglior sistema impermeabilizzante per la situazione in essere (es guaine bituminose a freddo e a caldo, membrane biconponenti, teli pvc ). Ogni impermeabilizzazione ha specificità che possono essere più o meno vantaggiose in base alle caratteristiche morfologiche dell’elemento costruttivo.Una volta scelta la tipologia, si procede con la preparazione del supporto che ospiterà il nuovo manto. Questa operazione è molto delicata; la superficie deve avere le idonee pendenze per l’evacuazione dell’acqua e deve essere pulita e omogenea, inoltre è consigliabile applicare un promotore di adesione (primer) tra manto impermeabile e supporto. Se non ci sono le pendenze che garantiscono il normale drenaggio dell’acqua,  vanno create, altrimenti daranno origine a ristagni di acqua. I risvolti  vanno curati  molto bene; di fatto creano una sorta di vasca  e devono essere di qualche centimetro. Infine vanno creati gli appositi sistemi di scolo ( bocchettoni, messicani, che hanno il compito di far defluire le acque nel sistema fognario). 

Un esempio unico, nel suo genere, a Milano, resta l’Orto tra i cortili di Piuarch. Per decenni, i 300 metri quadrati di superficie del tetto dell’edificio sono rimasti in forma di lastrico solare, inaccessibile. Nel 2015 l’intera superficie è stata convertita in orto permanente e «farmacia a cielo aperto», riqualificando anche dal punto di vista energetico e funzionale l’immobile. Ortogenuino a Roma e dintorni, invece, realizza un servizio completo per la progettazione, realizzazione e cura di un orto in terrazzo, patio o giardino. Ogni aspetto viene pianificato seguendo i criteri e i principi dell’agricoltura biologica, senza utilizzo di chimica e fertilizzanti di sintesi chimica.

Sempre nella Capitale, poi, c’è una coltura messa a dimora sopra la cultura: così è stato definito il nuovo orto urbano installato sul tetto di uno dei luoghi di aggregazione più amati della città,l’Auditorium Parco della Musica. Voluto dall’Associazione Valerio Daniel De Simoni– che prende il nome dall’attivista di Greenpeace scomparso in Malawi all’età di 24 anni – e realizzato con la collaborazione della Fondazione Musica per Roma, è aperto alle visite (e alle braccia) dei cittadini tutti i giorni dalle 11 alle 18.

L’orto sul tetto della musica, come gli altri orti, nasce da uno spirito ecologista e dalla volontà di riappropriarsi di spazi e beni comuni cui fa capo tutta la tradizione degli orti urbani romani. Gli strumenti agricoli e il piacere della coltivazione diventano un pretesto per qualcosa di più. Accanto al contadino novantenne, habitué dell’orto, sin dalla sua creazione, i primi coltivatori sono stati ragazzi disabili – quelli del progetto Orto e mezzo, che hanno gestito l’orto ogni venerdì, o studenti provenienti dalle scuole del quartiere. E poi i minori migranti.

Gli orti a domicilio hanno conquistato Palermo già nel 2014; l’idea è nata meno di un anno fa ed oggi conta già un decina di commesse e un piano di investimenti per 50 mila euro. I creatori sono quattro ragazzi di Palermo e la cooperativa costituita si chiama Orto Capovolto. Il core business è la creazione di orti, dai terrazzi, alle scuole, dai cortili condominiali, alle aziende. A misura anche di persone in carrozzella. Nello statuto di Orto Capovolto c’è anche la realizzazione di progetti di educazione ambientale e percorsi sensoriali e terapeutici. Il progetto Orti Urbani Torino, infine, promosso da Brigata Cultura, raccoglie le diverse esperienze legate agli Orti Urbani sorte nel corso degli anni, ma non manca Orti Alti, progetto nato per realizzare, gestire e promuovere orti di comunità sui tetti piani di edifici di vario genere (scuole, biblioteche, condomini, edifici per uffici, edifici produttivi, supermercati), tramite il coinvolgimento diretto delle comunità che li abitano o li utilizzano. OrtiAlti non è solo un orto pensile, ma è il cuore vitale di un nuovo rapporto tra società e ambiente urbano, tra natura e cultura, tra il tempo lento della campagna e quello veloce della città. OrtiAlti ha anche vinto il primo premio del concorso ‘We-Women for Expo’ di Expo Milano 2015 e Padiglione Italia.

Di base, per allestire un balcone o un terrazzo i un angolo di orto, bisogna prima di tutto considerare l’esposizione; in ombra è una battaglia persa in partenza, ci deve essere almeno qualche ora di sole e si possono piantare insalate. L’ideale è avere un balcone orientato a sud, sud-ovest. I pomodori, per esempio, hanno bisogno del pieno sole. Come spazio non ne serve sempre molto. La cosa divertente nel fare un orto sul balcone è quella di poter sfruttare lo spazio verticalmente. Oggi ci sono tante opportunità, come vasi, che possono essere fissati al muro. Detto cio’, via libera alla fantasia. Si puo’ fare un orto riciclando contenitori di vario tipo, dalle cassette in legno, ai vasi di plastica, ai barattoli di latta, purchè siano forati e contengano argilla, o sassolini, per fare in modo che il terriccio usato si dreni adeguatamente.

A livello di spazio, poi, se voglio tappezzare di insalate, devo allargarmi come spazio orizzontalmente, se si preferiscono le carote, bisogna rispettare la profondità. Per divertirsi, ci sono cose semplici per iniziare, non è difficile, bisogna avere cura e attenzione; per prendere confidenza, ci sono insalate estive, ma anche invernali e sementi stagionali e non si è costretti a piantare in un determinato periodo dell’anno. Le piante officinali si prestano molto alla verticalità, non hanno bisogno di grandi spazi, vasi enormi e profondità-vale per basilico, prezzemolo, timo, maggiorana-ma si puo’ creare un divertente bosco verticale. In vendita ci sono contenitori e sacchetti di simil tessuto o iuta da attaccare alle pareti. Non bisogna prescindere mai dall’aspetto estetico; fare orto equivale a decorare il proprio balcone, pur piccolo che sia, e renderlo più bello anche nella forma. I pomodori sembrano complicati; i contenitori devono essere di 40 cm di profondità e 30 di larghezza, possono ospitare una pianta che con il grappolo dà colore al balcone e lo profuma. I datterini a cascata sono la soluzione per evitare di aggiungere i paletti di sostegno.

Per le melanzane sono necessari più di 100 giorni, per il basilico dai 30 ai 60 giorni, i fiori eduli sono meravigliosi a livello decorativo, come la viola del pensiero, ideale per i risotti e la decorazione dei piatti, che va piantata a settembre e fiorisce in autunno. Quando si fa l’orto, poi, un consiglio è quello di usare la terra sulla quale non abbiamo piantato i nostri futuri ortaggi, o gli spazi attorno per mettere alcuni bulbi, come quelli di tulipano. Quando il nostro orto sarà inattivo, spunteranno i fiori, che faranno da contorno agli ortaggi. Arrivando all’autunno, infine, non dimentichiamoci di mettere nei vasi viole e campanule da piantare a settembre, che daranno fiori invernali

La tendenza, quindi, è quella dell’orto in casa; un famoso marchio di cucine ha ideato al suo interno una mini serra dove coltivare in una sorta di frigo i propri ortaggi, a dimostrazione del fatto che anche il mondo del design e della cucina punti all’orto, ma a quello del chilometro meno zero!

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