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Il fiore è all’occhiello di tutti!

Siamo in prossimità della primavera, sinonimo di fioritura. È la stagione più emozionante dell’anno, dove tutto nasce e tutto si rinnova. Il fiore ne è il protagonista assoluto. Non inteso per qualità, provenienza o origine, ma vissuto come elemento naturale che da sempre accompagna la nostra vista, il nostro olfatto, la nostra preferenza, diventando un’ispirazione per profilare il nostro gusto, il nostro carattere, la nostra identità. Le sue foglie verdi, il suo gambo flessibile, il suo pistillo giallo, arancio o leggermente sbiadito e i suoi petali colorati, sfumati, delicati, sottili e profumati, richiamano la nostra attenzione e allertano i nostri sensi.

Da bambini, li abbiamo visti nei prati e spesso raccolti in segno di ringraziamento per la mamma, la nonna, il compagno, l’amico o l’amica del cuore. Da grandi, quello stesso gesto di omaggio, è stato più frequentemente riservato all’amata, all’amato, alla casa. Li abbiamo anche disegnati. Chi non ha riempito un foglio bianco cercando di riprodurre una margherita, una campanella o un tulipano e perché no, un intero bouquet?

Se ci prendiamo un momento, pensando a questo simbolo di fresca delicatezza, tornano subito alla mente, “i Girasoli” e “gli Iris”, di Vincent Van Gogh e di Claude Monet con le sue “Ninfee”. Se proseguiamo ancora, di qualche anno più in là, dal  cassettino della memoria ci appare lei, Tamara de Lempicka che tra gli anni ’30 e ’40, ha dipinto un ricco mazzo di “Calle”, in un grande vaso in vetro dalla forma rotonda. E se ci spostiamo, ancora di poco, nella direzione della moda  e del design, compare l’immagine del poliedrico  Ken Scott, noto con l’appellativo de“il giardiniere”, capace di interpretare, in creazioni tessili  e non solo, tutta la bellezza, unica ed evocativa dei fiori. Come non ricordare, poi, la firma Gucci, che ritroviamo nei raffinatissimi motivi floreali di foulard, negli accessori moda e di arredamento, sarebbe imperdonabile. Di passo in passo, nel nostro immaginario, arriviamo alla cucina, a quella ricerca sempre in fermento pronta a soddisfare ogni palato con nuove rivelazioni saporite, piccanti e dolci, mai lo stesso piatto, mai le stesse mani esperte. Da circa un decennio, proprio il fiore viene concepito come ingrediente alla pari di qualsiasi altro, non più solo come nota decorativa. E da qui in avanti, si mostrano tavole imbandite con appetitose e attraenti torte ai petali di rosa, risotti piccanti al nasturzio, carne cotta al gusto speziato di calendula e molto altro ancora da scoprire e da tradurre in commestibile.

Ma è l’olfatto il senso più indagato dagli esperti per restituire al fiore l’autentico valore. È a partire dal Rinascimento che il profumo si connota al centro della vita nobiliare e sociale. Il profumo sostituisce la pulizia con acqua per la cura personale quotidiana, è una forma di contenimento per il diffondersi di malattie, secondo la convinzione medico scientifica dell’epoca. Donne che hanno segnato la storia, come Isabella d’Este, Caterina dei Medici, Lucrezia Borgia, sono state le prime a lasciare scie profumate sul loro cammino. Il ritrovato dell’acqua di colonia a fine del XVII secolo segna il punto di svolta. Tra i fiori catturati in ampolle trasparenti per essere interpretati in fragranze, al primo posto c’è la rosa per la sua nota dolce e delicata, seguita dal gelsomino, per l’intenso potere seducente e la lavanda per la sua freschezza ben si adatta alla profumazione di biancheria e, se riposta sotto il cuscino, regala sonni sereni.

L’iris, il mughetto, la mimosa accompagnano degnamente la lista. Il posto in prima fila, a pari merito con la rosa, è per la viola mammola, elegante ed esclusiva Violetta di Parma.

Meritevoli per l’interpretazione e pionieri della storia del profumo sono cinque grandi maestri  profumieri  che si sono cementati in esperimenti, innesti e prove di “naso” e di passione.

Nel 1828, Pierre-François-Pascal Guerlain, apre il suo primo negozio in Rue de Rivoli a Parigi, dove crea profumi diversi per ogni cliente. Nel 1840, si trasferisce in una sede in rue de la Paix, un luogo molto alla moda, e continua a creare fragranze personalizzate per molti personaggi famosi dell’epoca. Aiutato dai suoi due figli, Aimé e Gabriel, consolida un’ottima  reputazione e diviene il fornitore ufficiale della regina del Belgio.

Ernest Beaux nasce nel dicembre 1881 in una cittadina vicino a Mosca. Beaux conosciuto principalmente come il creatore di Chanel n. 5, ha creato Bois des Iles, Cuir de Russie, n. 22 e molti altri dei primi profumi del marchio Chanel. Grazie a queste creazioni è considerato come il miglior profumiere del suo tempo. 

 Nel 1904, invece, François Coty fonda una compagnia di profumi a Parigi che prende il suo nome. Determinato a rivoluzionare l’industria dei profumi, Coty, decide di reinventare la tavolozza delle fragranze del profumiere. Solo cinque anni dopo, nasce  Perfume Coty, una villa residenziale alla periferia di Parigi che è stata trasformata in un grande complesso industriale.

André Fraysse è un profumiere francese che ha lavorato per Lanvin Parfumes, dove inizia nel 1925 all’età di 27 anni, diventando il più importante naso della casa. Ha creato i famosi Arpege e Eau de Lanvin.

L’unica donna in lista è Germaine Cellier, considerata innovatrice e iconoclasta. E’ stata una dei primi profumieri di spicco, professione che ai suoi tempi sembrava ancora riservata agli uomini. Nel 1945, crea Vent Vert per Pierre Balmain, riconosciuto come il primo profumo di tipo “verde”. Nel 1948 crea Fracas, celebre per la sua base di tuberosa.

Il fiore, per ognuno di noi ha un suo posto gradito, desiderato, protetto. All’occhiello è il posto perfetto!

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