A contatto con la Natura

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Intervista a Simona Pedrazzi

di Francesca Lovatelli Caetani

Simona Pedrazzi, consigliere di Regione Lombardia, fa parte della V Commissione permanente – Territorio e infrastrutture , della VIII Commissione permanente Agricoltura, montagna, foreste e parchi, della 

Commissione speciale Montagna e del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazione delle Leggi Regionali.

Il mio interesse per la natura mi ha fatto incontrare Simona, una donna molto impegnata anche sui temi sociali e la mia attenzione si è focalizzata su due dei suoi innumerevoli progetti. 

Il tuo provvedimento sulle associazioni fondiarie mira a valorizzare le aree rurali, l’occupazione e l’incremento produttivo; quale è l’attuale situazione ancor più dopo l’emergenza covid 19?

“Le Associazioni fondiarie mirano giustamente a valorizzare territorio e produzione agroalimentare a km 0; penso che l’esperienza Covid-19 altro non sia che una sfida che le AsFo dovranno affrontare e possa trasformarsi in un’opportunità.

Innanzitutto le Asfo sono associazioni, e nel rispetto delle prescrizioni igienico sanitarie di sicurezza, questo aspetto dovrebbe far ritrovare lo spirito di comunità, i contatti sociali tra coloro che vivono sullo stesso territorio dopo mesi in cui la vita sociale è stata fortemente ridotta.

I prodotti della filiera corta, venduti sul posto diverranno una possibilità per vivere i nostri territori all’insegna della non aggregazione, al contrario di quanto avveniva pochi mesi fa nelle grandi strutture commerciali, e mangiare ciò che produce la nostra terra con i nostri sforzi, il tutto all’aria aperta. Inoltre gestire, produrre e vendere in una filiera corta aiuterà sicuramente il risveglio economico dando l’opportunità di investire sul territorio”.

In che modo pensi di valorizzare i prodotti del territorio?

“I prodotti del territorio devono valorizzarsi tramite la conoscenza, l’informazione e la garanzia della qualità.

Il tutto dovrà passare tramite il sostegno della Regione per campagne informative e di produzione della qualità come il Marchio di Montagna che saprà essere un volano per l’economia”.

I giovani torneranno al lavoro rurale?

“In un periodo dominato dalla tecnologia e dall’urbanizzazione, sono comunque ottimista.

Penso che l’esperienza Covid-19 abbia portato le persone a riflettere sulla maggiore salubrità dei lavori a contatto con la natura.

Va detto che sta crescendo l’interesse economico per i prodotti naturali e con minor impatto ambientale.

Anche la politica comunque sta facendo bene la sua parte con bandi destinati ai giovani che vogliono proseguire l’attività di famiglia o avvicinarsi all’attività agricola.

Non dimentichiamoci che l’agricoltura di montagna va a vantaggio anche delle conservazione dell’ambiente e della difesa del territorio ed i giovani sono molto sensibili a questo tema, per cui la mia risposta è si credo che si potrà tornare al lavoro rurale se continuiamo ad investire sui giovani”.

Più che mai in questo momento si è sentita l’esigenza di acquisire maggiore consapevolezza nei confronti delrispetto del Pianeta e della natura.

Sei promotrice anche di un altro progetto, fare scuola nei boschi, un modello di scuola nato in Danimarca, negli anni ’50.In che modo pensa di applicare questo modello pedagogico nella nostra Regione?

“Penso che il modello pedagogico non sia troppo complicato da applicare. Bisogna partire dalla creazione di ambienti boschivi idonei, appunto i boschi didattici, e poi formare gli insegnanti.

Certo, ci vuole una buona dose di sensibilità e di creatività da parte dei docenti ma sarà sorprendente vedere emergere le capacità dei bambini anche nell’apprendimento.  

Le scuole dell’infanzia e primaria possono sfruttare le risorse presenti nei comuni dei plessi scolastici, mentre la formazione professionale regionale, che vede il bosco come risorsa, può prevedere nei propri programmi lezioni in bosco.

In questa fase post covid ove non sarà possibile ovunque avere degli spazi abbastanza ampi da contenere tutti gli studenti, questo potrebbe essere una buona alternativa alle videolezioni da casa”.

Trascorrere del tempo all’aria aperta permette ai bambini di far crescere creatività, gioia di vivere, senso critico e capacità di risolvere i problemi.Quale sarà il punto di partenza di questo progetto e come e dove pensa di renderlo pratico?
Come pensa possano reagire le scuole, gli insegnanti, i genitori? Quali sono a suo avviso le difficoltà di applicazione?
“Penso che far incontrare i bambini all’aria aperta serva per favorire la loro crescita, per cui questo è il punto di partenza, cambiare gli schemi per avere menti libere, autonome e responsabili. Il come lo si costruisce con una buona squadra di addetti ai lavori: genitori, insegnanti, istituzioni, psicologi (per i bimbi più fragili) e soprattutto i bambini (bisogna imparare ad ascoltare i bambini), il dove verrà da se.

I genitori e le scuole, dovranno come si suol dire prendere le misure nella fase iniziale, dopo di che non vedo quali problematiche possano esserci, forse l’unica potrebbe essere i genitori “chiocciola” lo dico con tutto rispetto parlando”.

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