Non c’è dono più bello che sentirsi pensati

Non c’è dono più bello che sentirsi pensati

La cosa che mi piace di più delle feste natalizie è lo stupore. Da bambini ogni piccolo stupore è una festa: quello di fronte alla prima neve, quando ci si calca il berretto in testa e si corre fuori a giocare. Lo stupore di quando si scarta un dono e gli occhi corrono fra gli strappi di carta, curiosi di scoprire se ciò che racchiude è proprio quello che ci si aspettava.
Crescendo perdiamo un po’ della capacità di stupirci, di lasciarci sorprendere dalla meraviglia. Ecco perché mi piace cercare di ritrovarla attraverso i piccoli gesti. Ancor meglio se sono immaginati su misura per le persone a cui vogliamo bene: non c’è dono più bello che sentirsi pensati.
Quando organizziamo un pranzo di Natale ci sono tante piccole cose che possiamo fare per trasmettere questa sensazione ai nostri ospiti.
Ad esempio mettere in tavola qualcuno dei sapori che amano, per raccontare che diamo ascolto ai loro desideri, abbiamo a cuore i loro gusti.
Poi possiamo adornare la tavola con piccoli addobbi personalizzati, che gli ospiti possano conservare in ricordo del tempo condiviso.
Arance essiccate, chiodi di garofano, formine di pasta di sale e bastoncini di cannella saranno alleati preziosi per la fantasia, e aggiungeranno un profumo accogliente all’atmosfera.
Profittiamo di questo tempo di festa per coltivare stupore e meraviglia. Abituiamo i nostri pensieri, resi frenetici dalla quotidianità, a dilatarsi per fare spazio alle persone che amiamo. L’affetto si onora anche e soprattutto attraverso i piccoli gesti: sono proprio quelli, immaginati su misura, che fanno sentire l’altro atteso, desiderato, e rendono ogni incontro unico e memorabile.

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